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“… ma che dire di una comunità mediatica che su quella parola costruisce la descrizione di una trattativa, quella sul lavoro, che dura da settimane, e attorno a frasette del genere disfa e ricuce la trama di un rapporto (quello tra governo, sindacati e Confindustria) che è complicato da capire perfino per i prota-gonisti? Che dire di un giornalismo per il quale ogni dissidio diventa “rissa”, ogni inciampo diventa “rottura”, e per speziare il suo minestrone quotidiano abusa di” proposte shock”, “dichiarazioni shock”, “notizie shock”, come se l’opinione pubblica fosse sordastra e solo l’urlaccio nelle orecchie potesse attirare la sua attenzione?A che servono, poi, le pazienti ricostruzioni, le schede tecniche, le inchieste che sviscerano e spiegano, se la confezione e quasi sempre un titolaccio “shock”, se i titoli dei telegiornali (che danno il là all’intero coro mediatico, anche quello di carta) si fabbricano con i cocci di frase raccattati nei corridoi?Sono i media grossolani a costruire un pubblico superficiale. L’alibi, poi, è accusare il pubblico di essere superficiale.”

Michele Serra, L’Amaca, 15-03-2012